Appleton Hearts second release
Facilmente il brand che più di ogni altro rappresenta il Rum giamaicano, Appleton Estate è di fatto ambasciatore nel mondo del Rum giamaicano: in ogni aeroporto, in ogni negozio di distillati, addirittura in svariati supermercati, in qualunque continente ci si trovi, le bottiglie di Appleton sono lì a dare testimonianza della tradizione secolare di questo magico brand. Una tradizione che - ricordiamolo - risale al lontanissimo 1749, una storia prestigiosa che vede la distilleria giamaicana affermarsi fin dal XIX secolo quando già riceve numerosi premi e medaglie, una distilleria che nonostante svariati cambiamenti di proprietà (oggi Gruppo Campari) è rimasta fedele a sé stessa; insomma: un’istituzione nel mondo del Rum.
Appleton Estate produce e distribuisce una gamma di splendidi Blend, sarebbe a dire di Rum realizzati in parte in colonne di distillazione ed in parte in alambicchi tradizionali: dal più giovane blend V/X, recentemente sostituito da Appleton 8 y.o., fino al più vecchio e strutturato Appleton 21. Tutte queste edizioni, sapientemente realizzate dalla Master Blended Ms Joy Spence, hanno in comune una serie di caratteristiche organolettiche uniche: la grande finezza al palato, la sofisticata ricchezza dei suoi bouquet aromatici, l’elegante freschezza data dalle note agrumate e di frutta matura che contraddistingue questo storico marchio.
Appleton Estate è quindi una distilleria tra le più tradizionali della Giamaica, ma al contempo, la sua evoluzione la porta a sviluppare un proprio approccio al mondo del Rum che è diverso rispetto a quello degli altri produttori giamaicani: presso Appleton non si utilizza il metodo Dunder, un metodo che è tipico delle distillerie giamaicane e che favorisce lo svilupparsi di aromi forti e talvolta acri durante la fermentazione, infatti nei Single Blended Rum di Appleton non ritroviamo il tipico “funk” dei rum giamaicani prodotti con questo metodo; Appleton inoltre, a differenza delle altre distillerie, non ha mai messo in bottiglia (fino al 2020 con la prima serie Appleton Hearts) un Rum che fosse un 100% pot-still, ma sempre e solo i suoi fantastici blend (column + pot).
Per gli amanti dei Rum “pure single rum”, ma ancora di più per gli amanti dei gusti forti ed intensi in stile giamaicano, è bellissimo ritrovare la serie Hearts in cui Appleton, rispetto ai suoi educati e composti blend, decide di flettere i muscoli con uno show di forza impressionante.
Appleton Hearts: 1984 e 2003
Quest’anno Appleton ci delizia nuovamente con la seconda release della serie Hearts: due Rum, 100% pot-still, entrambi provenienti da uno degli alambicchi Forsyths presenti presso la distilleria; stesso alambicco, ma “mark” diversi che purtuttavia non sono stati resi noti. Essendo questi dei “pure single rum” cioè dei prodotti non blendizzati la caratura a livello sia olfattivo che gustativo è molto importante, come testimoniato dall’elevata quantità di congeneri presenti nel liquido (688 h/hlpa per il 2003; 2.197 g/hlpa per il 1984).
Questi due rum hanno avuto un invecchiamento rispettivamente di 18 anni (2003) e 37 anni (1984), ovviamente in entrambi i casi si tratta di un invecchiamento 100% tropicale che si realizza presso la distilleria in botti di Quercia Americana.
Appleton Estate 2003
Dal colore dorato con riflessi ambrati, inebria subito il fortunato bevitore con sentori ricchi ed eleganti che spaziano dalla vernice alle spezie piccanti, passando per scorze di arancia candita e zucchero filato o comunque sentori dolci ed avvolgenti.
Al naso si sviluppano sentori di spezie calde, pepe di Caienna, vaniglia, perfettamente integrate note di solvente, abbondante scorza di arancia che poi evolve in caramella al burro, frutta candita ed uvetta sultanina. Veramente un profumo straordinario, piacevolissimo, che affascinerà tutti i palati.
Al gusto spiccano di più le note speziate, accompagnate da belle note dolci di cioccolato al latte, panettone abbrustolito e sulla chiusura una fresca nota di zest di lime.
Il finale è lungo e speziato, evolve verso note mentolate.
L’alcool non è affatto pungente nonostante il grado alcolico elevato (63%): il naso risulterà affasciato da tanti profumi che l’alcool sarà presente solo per infiocchettare questo splendido Rum; la bocca potrà percepire maggiormente il calore alcolico ma comunque, data la texture molto ricca e spessa data dalla distillazione in pot-still, risulterà piacevolissimo ad ogni tipo di bevitore.
In sintesi Appleton 2003 è un Rum come pochi: diciott’anni di invecchiamento ed eppure esprime una vitalità ed un vigore di un Rum più giovane; un concentrato di tutto ciò che ci piace di Appleton, d’altra parte questa è la quintessenza di Appleton, la parte che dà buona parte del flavor ai blend della nota casa giamaicana è proprio data da questo genere di pot-still. Straordinario, unica nota negativa: scarsissima disponibilità e prezzi non propriamente abbordabili (230 EUR in prima uscita).
Io continuo ad abbandonarmi alla fantasia che un giorno Appleton decida di immettere sul mercato, di fianco ai tradizionali Blend di linea, una serie permanente di 100% pot-still, giusto per ricordare a chiunque ancora avesse il dubbio che sì Appleton ha muscoli potenti quando decide di utilizzarli.
Appleton Estate 1984
Il colore appare assai più scuro del suo fratello più giovane, la tonalità è quella ambra brillante dai riflessi arancione acceso.
Un rum con questo invecchiamento lunghissimo, con un’estrazione di gusto dalla botte così prolungata, ha bisogno di tempi lunghissimi per schiudersi bene… in una prima degustazione, durante l’evento in linea con Joy Spence & Luca Gargano, 40 minuti non erano stati minimamente sufficienti perché questo Rum si aprisse; il corpo in quella prima degustazione, pur nella sua straordinarietà, mi era sembrato chiusissimo dietro una cortina impenetrabile e che aveva svelato una parte del suo potenziale solo dopo un allungamento con acqua. In una seconda degustazione ho lasciato il Rum un’ora abbondante in bicchiere per consentirgli una bella aerazione e conseguente apertura.
Al naso si avverte da subito un tripudio di spezie incredibilmente vivaci, cannella, noce moscata, pepe di Giamaica, chiodi di garofano, qui è un concentrato di spezie calde ed avvolgenti.
Al palato nonostante l’attesa lunghissima, mi rendo conto che i tempi di questo Rum 37-enne non sono gli stessi di noi esseri umani, non c’è modo di incontrarsi perché viaggiamo a due velocità diverse, passano più di due ore ma comunque rimane avvolto nel mistero. Legno umido, canfora, sentori balsamici e mentolati sono così potenti che stordiscono e, nei limiti che sono propri dello scrivente e non di questo Rum, rendono estremamente difficile fruire delle potenzialità di questo Rum unico.
Il finale è, come ci si aspetta, lungo e di notevole persistenza, nella versione non diluita è imponente, riprende le sensazioni olfattive precedenti con una forte nota di balsamo tipo “Vicks Vaporub”.
Sinceramente sconsiglio di berlo liscio, con un velo d’acqua si schiude in maniera quasi inaspettata: sciroppo di rose, pino mugo, oli essenziali agrumati, note bituminose sembrano tutte emergere dal “cappotto di legno” che le opprimeva. Chiaramente riemerge il potente legno, sentori torbati quasi da whisky, cantina stantia, però con un po’ d’acqua l’insieme risulta molto più fruibile, piacevole, e di più facile lettura.
Ho letto pareri contrastanti su questo 1984: il mitico Serge Valentin di Whiskyfun, per me un faro che mi ha aiutato enormemente a crescere nel mio gusto, ha attribuito un punteggio tutto sommato basso (80 / 100 rispetto al punteggio di 92 / 100 per il 2003)… che dire, forse è in casi come questi che un giudizio quantitativo in punti percentuali incontra tutto il suo limite: se parliamo di facilità di bevuta il 2003, pur trasmettendo sensazioni straordinarie, è il vincitore indiscusso; diversamente Appleton 1984 è una bevuta senza eguali, un pezzo di storia messo in bottiglia, la complessità, l’evoluzione nel tempo, la ricchezza e densità dei sentori terziari è praticamente senza eguali in nessun altro imbottigliamento da me provato finora e questo trascende il punteggio.
Un sincero ringraziamento a Campari Group, Appleton Estate per aver creato questi due imbottigliamenti unici ed un ringraziamento a Velier per avermi regalato l’esperienza di una degustazione piacevolissima con un mostro sacro del Rum: Ms Joy Spence in persona!