Due chiacchiere con Gargano
Nel seguito trovate il testo della chiacchierata, lunghissima e che quindi non riesco a riprendere integralmente nel testo dell’articolo… ho diviso in sotto paragrafi l’intera intervista per maggiore agio di consultazione. Scorrendo l’articolo vedrete del testo virgolettato che è attribuibile a Luca Gargano, e la parte in corsivo dove riporto le annotazioni o i commenti dello scrivente.
Queste le tre sezioni che pubblicherò oggi:
Habitation Velier: independent bottling o official bottling?
Speculazioni e VSGB
Tropical Aging, Continental Aging e originalità del Prodotto
1. Habitation Velier: independent bottling o official bottling?
“Quando faccio qualcosa, lo faccio come talent scout, ma io non ho mai fatto l’independent bottler…”, inizia così la mia intervista a Luca Gargano, patron di Velier, in un caldo pomeriggio di Agosto del 2021. Neanche un minuto che sono in ufficio con Luca e già la sua prima risposta mi ha spiazzato, ho esordito infatti raccontando l’emozione che provai anni addietro nell’assaggiare per la prima volta un imbottigliamento Habitation Velier, era il Foursquare 2013, e da lì proseguo chiedendo di raccontarmi un po’ della sua esperienza da independendent bottler.
“Ho fatto molti co-bottling, un po’ come se io fossi Pininfarina, mentre la distilleria con cui faccio il co-bottling è la Ferrari, non sono io, è la distilleria che realizza il Rum. Io - prosegue Gargano - posso avere trovato presso la distilleria una serie o un barile speciale, posso magari parlare con il produttore e provare insieme a lui a fare un imbottigliamento a grado più alto, o magari con un packaging insieme… però, i miei sono tutti Official Bottling. Chiaramente la soddisfazione quando fai un’attività del genere, come uno chef al ristorante, sta nell’avere il ritorno da parte delle persone che hanno bevuto il tuo imbottigliamento e ti danno le loro opinioni.”
C’è una piccola nota di redazione da fare a proposito del fatto che Velier non abbia mai fatto l’independent bottler: Luca stesso in un successivo momento della conversazione si corregge e dice che le uniche attività da independent bottler che ha realizzato sono quelle in cui è stato non solo bottler ma anche blender. Pensiamo per esempio a Velier Royal Navy o Papalin, ma anche Tiger Shark Navy Rum, ecco queste sono attività che in passato sono state realizzate da Velier e che rientrano a buon titolo nella categoria di independent bottler. In questo senso, credo che Luca non si riconosca affatto nella categoria di independent bottler, laddove questa categoria la intendiamo come colui il quale riceve dei sample (quando va bene sono più di due), fa la sua scelta e mette in bottiglia il cask che ha appena acquistato dallo stockista.
Gli official bottling che Velier ha distribuito negli ultimi anni sono stati determinanti nel fare crescere il consumatore, nell’istruirlo e nel comunicargli una certa idea di Rum, non addizionato e non zuccherato. Credo che tante persone siano cresciute e si siano appassionate al Rum anche grazie ai co-bottling di Gargano. Mi lascio sfuggire che mi sarebbe anche piaciuto riuscire a trovare le ultime release, magari aprirle e berle pure, ma che negli ultimi due anni le speculazioni sono aumentate moltissimo, a discapito degli appassionati e dei consumatori in generale. Ecco da questa affermazione, andiamo verso il tema del re-sell, delle speculazioni e pure del VSGB…
2. Speculazioni e VSGB
“Il problema è quando vedi nascere delle speculazioni, dove già al momento dell’uscita di una certa bottiglia, magari nessuno la ha assaggiata, e già dopo due giorni vedi il prezzo triplicato. Poi mi sento dire che le mie bottiglie sono care.”
Il problema della speculazione e dei cosiddetti bottle flippers (cioè di coloro i quali comprano e rivendono subito a prezzi maggiorati le bottiglie appena immesse sul mercato), è un problema crescente; sempre più spesso su gruppi Facebook e chatroom sono intasate da annunci, talvolta anche fraudolenti, togliendo spazio a chi genuinamente vuole condividere una passione.
“Tutti ovviamente vogliono le cose rare - prosegue Luca - altre cose, buonissime, che sono in Habitation Velier o, per fare un esempio, il Caroni centesimo anniversario del 2018, quelle magari non trovano lo stesso successo di altre release. Proprio il Caroni centesimo anniversario, per realizzarlo ho ritrovato una bottiglia originale Tate & Layle, la ho fatta rifare, ho riprodotto l’etichetta, c’è stato dietro tutto un lavoro di riproduzione fedele, e soltanto perché non è imbottigliato nella classica forma dei Caroni, questa viene quasi snobbata. Questo mi dispiace un pò”.
“Quando vedo che la gente specula su bottiglie che ce n’è poche, bottiglie che non vengono bevute, questa è un’altra cosa che mi dispiace.”
Da qui ci addentriamo su un tema parecchio controverso, il tema delle VSGB (già trattato in un mio precedente post).
“Per limitare questo genere di speculazione ho creato le VSGB, non ti puoi immaginare il delirio che ha comportato creare il gruppo: selezionare più di mille persone, sparse per il mondo, fare realizzare le bottiglie come quelle grandi ma da 10cl, fare le etichette, mantenerle a prezzi notevolmente più bassi rispetto a quelli che si trovano… eppure c’è chi si è lamentato di questo gruppo. Realizziamo 1.100 bottigliette da 10cl che equivalgono a 120 bottiglie da 70cl”.
Certo che a conti fatti, considerando il prezzo delle singole bottiglie da 10cl, ed il costo opportunità di avere lo stesso liquido messo in bottiglie da 70cl e vendute sul canale convenzionale, è stata un’iniziativa dal mio punto di vista lodevole… io non sarei mai riuscito ad assaggiare gli ultimi employees se non fosse stato per le VSGB, e come me tanti altri.
“Un’iniziativa nata proprio per separare gli speculatori dagli appassionati, mi è sembrato giusto farla, eppure, se ci pensi, al costo ed al lavoro che c’è dietro: chi impiegherebbe 100 litri di Caroni in bottigliette da vendere a quel prezzo? Un pazzo! Ecco, ci tengo che non sembri che mi sono creato un gruppetto, dei 1.000 che devono comperare le mie cose; non è così, il gruppo è per gli appassionati ed ha il suo ricircolo. Chi per ragioni varie non compra due release consecutive, poi va in lista d’attesa e qualcuno prende il suo posto”.
3. Tropical Aging, Continental Aging e originalità del Prodotto
Uno dei temi che da sempre affligge il mondo del Rum commerciale è quello dell’uso spregiudicato di diciture che sembrano indicare anni di invecchiamento, Velier ha dato un importante contributo nel fare chiarezza su questo punto.
“I problemi sono due: uno è l’utilizzo degli anni in modo generico, con un certo numero indicato in etichetta che magari non è rappresentativo dell’aging reale del contenuto della bottiglia; ed il secondo è quello del tropical e del continental aging. Quest’ultimo problema è significativo, in primo luogo perché c’è un problema di margini: ai Caraibi c’è una perdita di liquido durante l’invecchiamento tra l’8% ed il 12% ogni anno, mentre in Europa la perdita è limitata al 1 - 2% annuo, si capisce che questo ha necessariamente delle implicazioni di costo di produzione del Rum.”
Anche dal punto di vista aromatico, la differenza tra Tropical e Continental è netta, anche questo può avere un impatto sulla percezione del consumatore?
“Negli anni molti Rum lovers hanno abituato il loro palato, senza colpa, a bere dei prodotti dolciastri magari con un invecchiamento di 15 anni in Continente, ma in effetti è come se ne avessero 3 o 4, e poi assaggiano un Rum che ha invecchiamento veramente di 15 anni ai Tropici, questi magari assaggiandolo storcono il naso perché pensano che sia troppo legnoso. Questo ha spostato molto la percezione da parte dei consumatori. Oggi leggiamo spesso etichette di Rum con indicazione di distillerie note con invecchiamenti molto lunghi, ma pochi pensano che in realtà, ai Caraibi, di distillerie che abbiano barili con più di 15 anni sono pochissime, solo le grandi distillerie possono permetterselo; nella quasi totalità dei casi si parla sempre di Continental Aging, però non viene detto”.
L’esigenza di avere maggiore chiarezza, si vede anche da altre cose: penso ad esempio ai nomi dei prodotti, oggi sembrano spuntare ovunque nuovi Independent Bottlers con prodotti in cui l’elemento distintivo principe è il nome della distilleria, ma magari sono invecchiati in Europa, cosa ne pensi?
“La chiarezza si deve esprimere su vari livelli, il primo è l’utilizzo del marchio della distilleria, immaginiamo che io oggi avessi comprato una botte di Macallan, la invecchiasi qui a Genova e poi la imbottigliassi con su scritto Macallan… andrei in galera subito. L’originalità, io sulle mie etichette ho scritto Tropical Aging, ma la realtà è che sono “distillery aged”, il prodotto originale esiste solo se invecchiato in loco. Un Rum giamaicano deve essere invecchiato in Giamaica; non è che se è invecchiato altrove diventa cattivo, intendiamoci, ma non può essere etichettato allo stesso modo. Bisogna essere chiari non solo su dove è stato distillato un certo Rum, ma anche su dove ha invecchiato il prodotto. Potrebbe esistere mai un Parmigiano Reggiano invecchiato in Patagonia?”
Prossimamente un post sulle nuove release con qualche news in anteprima…